Riflessioni.......

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In passato le società preindustriali o contadine non facilitavano l’integrazione dei soggetti con più difficoltà, non potendo offrire occupazioni a loro più consone. Oggi il problema dei soggetti affetti da malattie genetiche è diventato meno  grave grazie al progresso della   società civile, in cui l’ambiente più evoluto, ha più tolleranza nei confronti di questi soggetti. Queste società, grazie alle moderne tecnologie mediche e produttive consentono  la correlazione dei ruoli individuali, anche quando non si ha  la piena efficienza di ogni individuo ai fini della produzione. Non bisogna scordarsi infatti che l’handicappato è una persona come le altre, anche se - per cause diverse - ha maggiori difficoltà degli altri ad inserirsi nella realtà sociale. L’handicappato, pertanto, va accettato come una persona che ha  una sua “specificità” e come cittadino, che ha tutti i diritti civili. La società ha l’obbligo di farlo vivere nella collettività, predisponendo gli interventi necessari perché possa inserirsi nel mondo del lavoro e nella vita sociale con le forze fisiche e intellettive di cui dispone. L’handicappato conseguentemente non può essere considerato un “ammalato” da curare bensì un individuo che ha bisogno di essere aiutato a trasformare il suo handicap in nuove capacità.